Quartieri 

Staglieno, i comitati chiedono lo stop al secondo forno crematorio: «Sia la sindaca a fermarlo»

Alcuni comitati sollecitano Silvia Salis a rescindere la concessione per il nuovo impianto, che a loro dire comporterebbe un rischio per la salute pubblica. Ma la richiesta si scontra con contratti già firmati dalla precedente giunta, un cantiere quasi concluso e il rischio di pesanti penali e richieste di risarcimento

Un’ultima, formale chiamata in causa della sindaca e della giunta comunale sulla vicenda del secondo forno crematorio di Staglieno. Il Comitato Cittadini Banchelle, il Comitato Via Vecchia e Strade Limitrofe e il Comitato Difesa del Parco dei Forti e delle Mura di Genova hanno depositato a Tursi un’istanza con cui chiedono la risoluzione della convenzione stipulata con la società Tempio Crematorio di Genova s.r.l. per il nuovo impianto all’interno del cimitero monumentale.

Nel documento, i comitati elencano quelle che definiscono “gravi criticità e illegittimità” della concessione, ritenuta non più sostenibile dal punto di vista amministrativo ed economico. Da qui la richiesta al Comune di sciogliere il contratto, applicare le eventuali penali previste alla società e domandare un risarcimento per i danni che, secondo i firmatari, deriverebbero dall’inadempimento della società di progetto.

Va però detto che anche volendo imboccare quella strada, la questione è tutt’altro che semplice: la concessione per il secondo forno crematorio è stata rilasciata dalla precedente giunta e il cantiere è ormai in fase molto avanzata. Una risoluzione unilaterale della convenzione esporrebbe l’ente a un contenzioso potenzialmente rilevante, con possibili penali e richieste di risarcimento gigantesche che ricadrebbero sulla collettività.

Per i comitati la scelta è ormai tutta politica: se Palazzo Tursi non interverrà per sospendere l’avvio dell’impianto, dovrà “assumersi fino in fondo la responsabilità” di un’opera che loro giudicano inutile e potenzialmente dannosa.

Le accuse dei comitati e il nodo salute pubblica

Nel testo inviato al Comune, i residenti ricordano che l’attuale sindaca, durante la campagna elettorale, aveva più volte messo in dubbio la necessità di un secondo forno crematorio a Staglieno, sostenendo che l’impianto esistente fosse sufficiente a coprire le esigenze cittadine. Proprio a partire da quelle dichiarazioni, i comitati chiedono oggi alla prima cittadina un atto coerente con quelle posizioni: rescindere la convenzione e fermare il progetto.

Secondo la loro lettura, il nuovo forno non risponderebbe a un reale fabbisogno della città e comporterebbe un rischio per la salute pubblica, soprattutto in una valle già segnata da criticità ambientali. Si tratta, è bene precisarlo, di una valutazione espressa dai comitati: le verifiche sulle emissioni comunicate dagli enti competenti indicano valori entro i limiti di legge previsti dalla normativa vigente.

I residenti avvertono comunque che gli effetti di una scelta di questo tipo – se confermata – si farebbero sentire “non solo sulla Valbisagno ma sull’intera città”, che si troverebbe a convivere per anni con un impianto percepito come impattante dal punto di vista ambientale e sanitario.

Forni crematori e inquinanti: perché il tema divide

La battaglia di Staglieno si inserisce in un dibattito più ampio sugli impatti ambientali dei forni crematori. Questi impianti possono generare emissioni di diversi inquinanti: polveri sottili, monossido di carbonio, ossidi di azoto e di zolfo, composti organici volatili, composti del cloro e del fluoro, metalli pesanti come mercurio e zinco, oltre a diossine, furani e idrocarburi policiclici aromatici.

Un ulteriore elemento di attenzione è il deposito progressivo di queste sostanze sul suolo e nei corsi d’acqua, con la possibilità che, nel lungo periodo, entrino nella catena alimentare. Per questo la tecnologia più recente prevede filtri e sistemi di abbattimento sempre più performanti, ma gli esperti sottolineano comunque la necessità di un monitoraggio continuo e rigoroso per valutare l’impatto reale nel tempo.

Alcune realtà locali e associazioni ambientaliste chiedono che le norme applicate ai forni crematori vengano rese più severe, avvicinandole a quelle degli inceneritori, con standard emissivi più stringenti e controlli più frequenti, proprio per rispondere alle preoccupazioni emerse nei territori.

Nel frattempo, la palla resta nel campo dell’amministrazione comunale. I comitati di Staglieno e della Valbisagno chiedono alla sindaca Silvia Salis un segnale “chiaro e definitivo”, nonostante la complessità giuridica ed economica legata a un eventuale stop a un impianto ormai quasi ultimato.

La scelta finale dovrà tenere insieme esigenze di servizio, tutela della salute, vincoli contrattuali e sostenibilità finanziaria. Qualunque sarà l’esito, la vicenda del secondo forno crematorio di Staglieno è destinata a restare un banco di prova delicato per i rapporti fra Comune, cittadini e territorio.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts